Quando la comicità sposa le lettere
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Questo che sto per proporvi è un esempio bellissimo di modernità applicata al classicismo. Questo monologo che state per leggere è un capolavoro, è una sintesi perfetta tra il nostro oggi e la maestosità della nostra antica lingua italiana. Scritto in meravigliose terzine dantesche, questo è il bellissimo monologo di Maurizio Lastrico. Il miglior comico che Zelig abbia mai regalato a noi spettatori.
Lasciatevi trascinare in questa magnifica comicità letteraria.
Chi sarà all’uscio?!
Domenica mattina io smaltisco
La ciucca e in comitiva saratale. Lungi ormai è il tunz-et-tù della disco; Morfeo mi abbraccia e inizio a riposare. E già sogno, sulle piagge presso Scilla, indigene fra loro in limonare. Ma all’uscio con veemenza un suono trilla: mi desto e d’ogne santo sfregio il nome! Vendetta per lo stolto che mi sveglia! CHI E’?! Di qual casata è ‘sto minchione?! Lo scorgo dal pertugio in su la porta: Noo… NOO! Lo geoviano testimone! Ma è l’alba! Diva Diana laida! E porca! Perché la fase REM è sì fugace?! “Ho la lebbra, ripassi un’altra volta”. Ma immobile lo vile adepto tace. Perché ogni semana stessa storia? “Le giuro, c’ho le squame, mi dispiace!” Parisando il campanel qual arma impropria Innesca il bestemmiar del condominio. Gli apro, e del divan, qual re, s’appropria. Ed egli a me:”Non scorge l’abominio? Lo rantolo morente del pianeta? Si appressa a lunghi balzi a lei il dimonio!” “Eh, mi scusi, illustrissimo profeta”, rispus’io a lui, con ratto tasto al pube, “nefasto è il suo parlar, e un po’ m’inquieta”. E dall’antro di papà s’alluma un lume, lo nostro teologar l’ha risvegliato! Ma l’orecchio paternal non ode scuse: “Ma mandilo a cagar ‘sto abelinato!” Che tradotto da genoana lingua È un dolce invito a prenderne il comiato. |











