Archive for10 Febbraio 2012

Quando la comicità sposa le lettere

Questo che sto per proporvi è un esempio bellissimo di modernità applicata al classicismo. Questo monologo che state per leggere è un capolavoro, è una sintesi perfetta tra il nostro oggi e la maestosità della nostra antica lingua italiana. Scritto in meravigliose terzine dantesche, questo è il bellissimo monologo di Maurizio Lastrico. Il miglior comico che Zelig abbia mai regalato a noi spettatori.
Lasciatevi trascinare in questa magnifica comicità letteraria.
Chi sarà all’uscio?!
Domenica mattina io smaltisco
La ciucca e
in comitiva saratale.
Lungi ormai è il tunz-et-tù della disco;
Morfeo mi abbraccia e inizio a riposare.
E già sogno, sulle piagge presso
Scilla,
indigene fra loro in limonare.
Ma all’uscio con veemenza un suono
trilla:
mi desto e d’ogne santo sfregio il nome!
Vendetta per lo stolto
che mi sveglia!
CHI E’?! Di qual casata è ‘sto minchione?!
Lo scorgo dal
pertugio in su la porta:
Noo… NOO! Lo geoviano testimone!
Ma è l’alba!
Diva Diana laida! E porca!
Perché la fase REM è sì fugace?!
“Ho la lebbra,
ripassi un’altra volta”.
Ma immobile lo vile adepto tace.
Perché ogni
semana stessa storia?
“Le giuro, c’ho le squame, mi dispiace!”
Parisando
il campanel qual arma impropria
Innesca il bestemmiar del condominio.
Gli apro, e del divan, qual re, s’appropria.
Ed egli a me:”Non scorge
l’abominio?
Lo rantolo morente del pianeta?
Si appressa a lunghi balzi a lei il dimonio!”
“Eh, mi scusi, illustrissimo profeta”,
rispus’io a lui,
con ratto tasto al pube,
“nefasto è il suo parlar, e un po’ m’inquieta”.
E dall’antro di papà s’alluma un lume,
lo nostro teologar l’ha
risvegliato!
Ma l’orecchio paternal non ode scuse:
“Ma mandilo a cagar
‘sto abelinato!”
Che tradotto da genoana lingua
È un dolce invito a
prenderne il comiato.

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