I bambini della scuola calcio

Il calcio, che passione. Un amore vero e sincero per questo magnifico gioco che da sempre appassiona noi italiani. Io amo il calcio, soprattutto quello italiano…quello vero, quello senza trucchi. Quello che giocano i miei bambini. Quello per cui vale la pena piangere se si sbaglia un calcio di rigore a cui tutti i tuoi compagni tengono molto, quello dove si esulta con le lacrime agli occhi e si indica un pubblico oceanico che in realtà è composto solo da una decina di persone. I bambini, magnifici goleador e grandi giocatori. Così lontani dall’egoismo e dalla cattiveria agonistica, così leali e pronti ad offrirti la mano se vedono un compagno o un avversario a terra. All’unltimo torneo di partitelle 7 vittorie e 2 pareggi. Erano così contenti e soprattutto hanno capito che il calcio è soprattutto esercizio costante e divertimento. Vederli giocare col sorriso, senza mai dire parolacce e senza mai essere cattivi mi riempie il cuore. Come sono cresciuti i miei bambini in questi 3 anni, alcuni sono passati già nella prima squadra dei pulcini e altri sono stati contattati da grandi società calcistiche. Io auguro a loro un avvenire meraviglioso  e spero che non possano mai dimenticare che il calcio è un gioco di squadra, d’amicizia e che ci si deve divertire.

I miei bambini sono meravigliosi e soprattutto mi ascoltano tanto e mi “proteggono” tanto nelle uscite ufficali. Per darvene un esempio: all’ultima partita a cui abbiamo partecipato avevo i capelli sciolti sulle spalle e non, come di solito faccio,  legati ed avevo la matita agli occhi….bè tra tanti mister una “mister femmina” si nota e così i bambini mi hanno detto “Oh Mister fatti il ciuffo (la coda n.d.r.) che quei maschi delle altre squadre stanno a fare la bava (stanno sbavando n.d.r.)”, “Mister, perchè ti sei messa la matita mò quelli tutti gli scemi devono fare che tu sei bella”, “Mister quello ti ha chiamato bella e io gli ho detto che non si dice così ma ti deve chiamare solo mister!”. Ma la più bella frase in assoluto è stata quella di Antonio che mi fa “Mister, quelli pensano che siccome abbiamo un mister femmina siamo deboli ma non sanno che li distruggiamo perchè tu ci fai studiare pure gli schemi del Barcellona. Mister, quelli non sanno che tu sei come a Mourinho o Guardiola e che loro sono come ad Allegri o a Conte…addò onna scioj (dove devono andareloro n.d.r.)!!Ahahhahahaha!!

Magnifici i miei bambini, davvero unici. Tanti piccoli tesori. Ci si sente rinvigoriti ad allenarli in questi mesi di bufera calcistica. Sono un esempio e anzi…loro dovrebbero mostrare alle grandi società cosa vuol dire giocare davvero a calcio per passione, per divertimento, per vincere e per perdere, senza aspirare ad auto lussuose, stipendi milionari, belle donne e ville sparse nel mondo. I miei bambini si accontentano della polvere del campo sportivo comunale, delle ginocchia sbucciate e di gol dedicati alle facciate delle case attorno al campo.

Commenti

Pasqua nel mondo

Tradizioni della Pasqua in Europa e nel mondo

La Pasqua, in quanto massima festa cristiana, viene festeggiata in tutti i paesi dove questa religione è presente, oltre ad Israele, patria degli Ebrei. I simboli che ricorrono, come si può notare, sono comuni un po’ a tutte le tradizioni locali.

Europa cattolica e protestante

Le campane delle chiese in Francia restano silenziose fino il venerdì Santo, in segno di dolore per Gesù Crocefisso. Ai bambini si racconta che queste volino via verso Roma, per poi tornare la domenica della Santa Pasqua. Quando risuonano dai campanili, i più piccoli cominciano la ricerca delle uova di cioccolato nascoste dai genitori prima dei festeggiamenti.

I fuochi di Pasqua bruciati a mano con pezzi di legno o con una grande lente sono un’usanza tedesca. In Germania, infatti, è accesa la fiamma del “fuoco sacro” come tradizione pasquale, mentre le ceneri sono disseminate negli orti dai contadini, sono l’augurio propiziatorio per il raccolto. Dolci e pietanze tipiche della festa sono l’agnello e l’uovo di cioccolato, donato ai bambini da un coniglietto chiamato “Osterhase”.

In Inghilterra, durante le festività pasquali, vengono rivolte particolari attenzioni a persone bisognose: ai poveri vengono donate delle offerte e gli anziani vengono aiutati nel lavaggio dei piedi. Il dolce tipico è rappresentato dagli “hot cross buns”, piccole brioches fatte con uvetta e cannella e decorate con una croce fatta di glassa, per ricordare la passione di Cristo.

Paesi nordici

I paesi nordici accolgono la Pasqua festeggiando anche l’arrivo della primavera. In Svezia e Finlandia, la domenica delle Palme si benedicono dei rami di pioppo bianco con le gemme. Di origine medievale è il rito che i bambini compiono la settimana prima della Pasqua: si vestono da streghe e distribuiscono le loro letterine in cambio di caramelle. Cibo caratteristico delle festività pasquali in Finlandia è il “Pasha” a base di formaggio e il “Mammi”, un budino di segale.

In Svezia si mangiano uova sode colorate. In Danimarca, le case vengono ornate con rami fioriti e uova dipinte, la domenica di Pasqua l’intera famiglia si riunisce per un buffet freddo e ai bambini viene regalato il coniglio di cioccolato.

Europa ortodossa

La Pasqua, in Russia, si celebra con una processione attorno alla cattedrale della città di Sargorsk, dove risiede il Pope di tutta la Russia. La domenica, tutta la famiglia si riunisce e organizzano un picnic sulla tomba di un parente morto e la sera si prepara un banchetto con diversi tipi di carni, pesce e funghi.

La Grecia festeggia la Pasqua con riti greco-ortodossi: ogni fedele accende in chiesa una candela, che porterà con se a casa. In occasione della Pasqua, è tradizione mangiare dolcetti, pane pasquale, uova colorate e la “Marghiritsa”, una zuppa tipica pasquale fatta con l’agnello.

Pasqua in Terra Santa

In Israele, si festeggiano due eventi: la Pasqua cristiana e la festa ebraica del “Passah”. Durante la settimana santa, si svolgono processioni e si ripercorrono le tappe della Vita Crucis. La festa ebraica del “Passth” ha inizio il giovedì prima di Pasqua e ricorda l’esodo degli ebrei in Egitto e ha la durata di sette giorni.

Commenti

Se viaggio all’improvviso

Ci sono posti irreali che puoi raggiungere col pensiero durante un caldo pomeriggio primaverile passato sul tuo terrazzo. Chiudi pure i tuoi libri e respira il vento di primavera che ti accarezza il viso, la carezza del sogno. Scegli tu la meta, magari lasciatela consigliare dal tuo libro di gografia così complicato per descrivere un mondo che è così semplicemente meraviglioso. Respira profondamente e lasciati andare, verso il mondo che vuoi tu. Isola i tuoi sensi e prova ad ascoltare i suoni della natura magari fingendo di essere nella foresta amazzonica, ed ecco che ci riesci…puoi udire il vento tra gli alberi…il fischiettare allegro di qualche uccello tropicale…la frescura degli alberi secolari che filtrano la luce. Dove sei, dove stai andando, ti interessa forse? No, abbandonati a questo viaggio ristoratore. Sii libera da ogni sensazione, da ogni pensiero. Ricordati solo di trovare la via del ritorno prima o poi, torna.

Ed ecco, lo squillo del mio cellulare cancella via tutto il verde sublime della mia foresta e il mio terrazzo grigio ha azzittito tutti gli animali. Il mio libro di geografia ha ancora qualcosa da spiegarmi per oggi ma niente viaggi. Si riprende a vivere tra quattro mura troppo domestiche per permettermi di immaginare…allora sarà meglio attendere la notte per i sogni e magari un altro pomeriggio sul terrazzo.

Un bacione a tutti voi

                                   ELISA

Commenti (2)

Spossatezza e sonno

Chissà come mai ma oggi mi sento proprio spossata e ho davvero tanta voglia di dormire nonostante abbia riposato per un sacco di tempo. Sarà la primavera nell’aria che non mi arreca più allergie ma questa strana sensazione: sarà che sono un pò troppo stressata, sarà che ieri quasi quasi scleravo con la mia relatrice di tesi…sarà che sono un pò troppo nervosa. Non faccio altro che dormire da ieri sera e ogni volta che mi sveglio mi sento sempre più stanca. Che cosa davvero strana. Ho tanta voglia di silenzio e allora me ne sto a casa mia, qui a Trani, in religioso silenzio ad aggiungere qualcosa nella mia tesi o a leggere il mio nuovo romanzo, comprato ieri pomeriggio alla Feltrinelli per placare i nervi dopo il colloquio con la mia relatrice, di Gabriel Garcia Marquez. Oggi non ho proprio voglia di far nulla. Per fortuna stamani sono stata invitata a pranzo dai miei suoceri e quindi ho anche evitato di cucinare. Che cosa strana, non mi va proprio di fare niente. Neanche la sabato-mania mi contagia. Niente di niente, un senso di apatia generale. Anche l’umore è un pò giù…Chissà cosa devo fare per riprendermi. Staremo a vedere..

Buona vitalità a tutti quanti amici miei

                                                               ELISA

Commenti (1)

Sapori notturni

Mentre mi accingo a scrivere questo articolo il mio orologio digitale segna le ore 01:42 e già ho abbandonato il sabato sera per addentrarmi in una domenica davvero molto impegnativa. Sono nel silenzio assoluto di casa mia a lavorare senza sosta alla mia tesi di laurea. Un pensiero costante che non mi lascia prendere da Morfeo neanche dopo i bagordi del sabato sera a cena con gli amici. Scrivo ininterrottamente, commento, aggiungo note e rileggo, correggo e riprendo a scrivere e tutto con buon ritmo e con santa pace e pazienza. Mi fermo un attimo per bere e ascolto i rumori della notte che rompono il silenzio notturno del mio condominio. Qualcuno è appena tornato portando con sè i tacchi più appesantiti che mai e cerca le chiavi che evidentemente non trova. Poco dopo sento azionarsi l’ascensore che riconduce a casa qualcuno troppo stanco o troppo sbronzo per mettersi a salire un paio di scale. Dalla finestra che si affaccia sul vialetto interno sento delle auto che vanno a riposare i propri motori nei loro appositi spazi. E’ una bella serata qui a Trani. Mi affaccio sul balcone ad annusare l’aria della notte e in lontananza si sentono auto e i rumori tipici di una città di mare che si prepara ad un altra estate ricca di spensieratezza all’insegna di cocktail in localini posti vicino al porto.

Che magia porta con se la notte. Il mio Andrea dorme nel nostro letto già da un pò. E’ davvero tempo di riposarsi un pò: domani avrò tempo per la tesi prima di preparare il pranzo a base di pesce  e cozze per i nostri amici.

Sono così felice eppure così impegnata.Sono felice e respiro libertà qui nella mia bellissima casa. Mi sento libera più che mai. Faccio tutto ciò che più mi aggrada e ora come ora, non c’è niente di meglio al mondo.

Un abbraccio a tutti voi

                                         ELISA

Commenti (1)

Nuova scoperta musicale

Carissimi amici,

finalmente qualcosa di davvero apprezzabile dal panorama musicale. Sono contenta di potervi presentare la canzone dell’artista belga-australiano Gotye.Somebody That I Used to Know, è il titolo di un nuovo singolo di Wouter “Wally” De Backer, meglio conosciuto come Gotye, musicista e cantautore.

Il brano in questione, è estratto dalla sua ultima opera discografica intitolata “Making Mirron”, disco pubblicato lo scorso 19 agosto.

La canzone, viene cantata con la collaborazione di Kimbra Johnson in arte Kimbra, una cantante neozelandese.

Ottimo sound e un acuto che ricorda molto da vicino Sting quando militava nei Police. La melodia è fantastica e le parole del testo a dir poco meravigliose. Merita di essere ascoltata, davvero…e miraccomando….fatelo a luci spente ed ad occhi chiusi. Sono sicura che vi piacerà e soprattutto un pò la sentirete vostra. Non mi resta che augurarvi  BUON ASCOLTO.

Allego il testo della canzone e la traduzione!! Bacione Elisa

Somebody That I Used to Know

Now and then I think of when we were together
Like when you said you felt so happy you could die
Told myself that you were right for me
But felt so lonely in your company
But that was love and it’s an ache I still remember

You can get addicted to a certain kind of sadness
Like resignation to the end
Always the end
So when we found that we could not make sense
Well you said that we would still be friends
But I’ll admit that I was glad that it was over

But you didn’t have to cut me off
Make out like it never happened
And that we were nothing
And I don’t even need your love
But you treat me like a stranger
And that feels so rough
You didn’t have to stoop so low
Have your friends collect your records
And then change your number
I guess that I don’t need that though
Now you’re just somebody that I used to know

Now and then I think of all the times you screwed me over
But had me believing it was always something that I’d done
And I don’t wanna live that way
Reading into every word you say
You said that you could let it go
And I wouldn’t catch you hung up on somebody that you used to know…

But you didn’t have to cut me off
Make out like it never happened
And that we were nothing
And I don’t even need your love
But you treat me like a stranger
And that feels so rough
You didn’t have to stoop so low
Have your friends collect your records
And then change your number
I guess that I don’t need that though
Now you’re just somebody that I used to know

I used to know
That I used to know

Somebody…

 

TRADUZIONE

Di quando in quando penso a quando stavamo insieme
Come a quando hai detto che eri così felice che saresti potuta morire
Ho detto a me stesso che eri giusta per me
Ma mi sentivo così solo in tua compagnia
Ma quello era amore ed è un dolore che ricordo ancora
http://testitradotti.wikitesti.com
Si può diventare dipendenti da tale tipo di tristezza
Come la rassegnazione alla fine, sempre alla fine
Perciò quando abbiamo scoperto che no avremmo potuto avere un senso
Beh, hai detto che saremmo potuti essere ancora amici
Ma ammetterò che ero contento che fosse finitaMa non dovevi tagliarmi fuori
Far finta che non fosse mai successo e che noi non fossimo stati niente
Non mi serve neppure il tuo amore
Ma tu mi tratti come un estraneo e sembra così brutale
No, non dovevi abbassarti a tanto
Lasciare che i tuoi amici collezionino i tuoi messaggi [vocali] e poi cambiare numero
Credo di non aver bisogno di questo, anche se
Adesso sei solo qualcuno che un tempo conoscevo

Adesso sei solo qualcuno che un tempo conoscevo
Adesso sei solo qualcuno che un tempo conoscevo

Di quando in quando penso a tutte le volte che mi hai fregato
Ma mi hai fatto credere che era sempre qualcosa che avevo fatto io
Ma non voglio vivere così
Leggendo tra le righe di ogni parola che pronunci
Hai detto che avresti potuto lasciar perdere
E ti avrei beccato a uscire con qualcuno che un tempo conoscevi

Ma non dovevi tagliarmi fuori
Far finta che non fosse mai successo e che noi non fossimo stati niente
Non mi serve neppure il tuo amore
Ma tu mi tratti come un estraneo e sembra così brutale
No, non dovevi abbassarti a tanto
Lasciare che i tuoi amici collezionino i tuoi messaggi [vocali] e poi cambiare numero
Credo di non aver bisogno di questo, anche se
Adesso sei solo qualcuno che un tempo conoscevo

Qualcuno
(che un tempo conoscevo)
Qualcuno
(Adesso sei solo qualcuno che un tempo conoscevo)

(che un tempo conoscevo)
(che un tempo conoscevo)
(che un tempo conoscevo)
Qualcuno

Commenti

Ed esplode un ricordo

Oggi, per caso, in auto mentre andavo al lavoro ho ascoltato “Non sono una signora” di Loredana Bertè e il ritornello mi ha fatto venire in mente un ricordo che mi ha fatto ridere di gusto per tutto il tragitto. Tutto è accaduto anni fa…ormai son diventati tanti e c’era una discussione su un paio di Silver che un mio amico avrebbe dovuto regalarmi e ho ricordato tutto il dialogo:

Io: Ma queste Nike Silver le stanno producendo apposta per me?

L’Amico: Essì eli, ma tu non hai pazienza…devi aspettare!

Io: See…dì la verità che sei solo un carico a chiacchiere!!

L’Amico: Madù c si mambr…se te le ho promesse…significa che le avrai!!

Io: Si, ma se aspetto un altro pò passeranno di moda!!Statt citt chiacchierone che non sei altro

L’Amico: Ah, così mi dici e io sai che faccio? Domani ti compro le silver, le più belle ma non te le do perchè tu parli sempre come alla “schicchiat” e allora sai che faccio?

Io: Che fai?

L’Amico: Te le metto belle belle di fronte a casa tua….crocifisse al muro a suscitare la pietà della gente che passa!!Così la prossima volta impari a parlare…donna di poca fede!!

Quel giorno ho riso di gusto ma davvero tanto tanto. Ed oggi è accaduta la stessa cosa nonostante siano passati anni. E questo ricordo mi è riaffiorato più simpatico che mai grazie alle parole del ritornello della canzone della Bertè….

” E’ un volo a planare

per essere inchiodati qui

crocifissi al muro

ma come ricordarlo ora.”

Che risate con quell’ amico. Troppe cazzate e tante risate. Quante sere abbiam passato a discutere al cellulare sul chi fosse nato prima tra l’uovo e la gallina…ahahahah!!Per non parlare della fissa per l’Inferno di Dante!!Che esplosione di ricordi!!Chissà se lui se ne ricorda ancora…chissà se ride di gusto….!!

                                                                                                                                                                                            ELISA

 

Commenti

Poesia che sa di felicità

A spasso nelle mia immaginazione

ho barattato i ricordi coi sogni ed

il buio ha smesso di essere tale

uno spazio nuovo ora è bianco

ed io in mano ho i colori tra i più sgargianti.

Pronti a respirare la solita aria

ma con spirito diverso.

Un sorriso minuscolo che pian pianino

diventa grandissimo.

Avevano ragione le fiabe,

i sogni diventano realtà.

Commenti

Il ritorno al passato dei Cranberries

L’Irlanda è piccola, ma è anche la terza capitale della storia del rock dopo l’Inghilterra e gli Stati Uniti, basti pensare a due nomi su tutti, Thin Lizzy e U2. Bene, irlandesi sono anche i Cranberries, la band che tutti ricorderanno per “Zombie”, lo stranoto singolo che nel 1994 dominò per un lunghissimo periodo le charts di mezzo mondo. Dopo di allora, per quanto in attività, la band di Dolores O’Riordan non riuscì più a raggiungere certe vette di popolarità, un po’ perché le mode erano cambiate, un po’ perché dopo “No Need To Argue”, i vari “To The Faithful Departed” fino a “Wake Up And Smell The Coffe” del 2001 non furono questi capolavori. Più che altro si trattava di produzioni sottotono, senza sapore, un rockettino di mediocre fattura che non graffiava. Oggi, dopo 11 anni dall’ultimo disco, i Cranberries tornano con il nuovo “Roses”.

Ballate romantiche e melodiche ovviamente la fanno da padrone, con la bella voce della O’Riordan in primo piano. Purtroppo a mio gusto, benchè si tratti di un timbro molto particolare ed ammaliante risulta terribilmente monocorde. Non riesco mai a percepire qualcosa di diverso nell’interpretazione, una suggestione che derivi da un elemento differente.

Quattro sono i pezzi che mi preme evidenziare: il primo è Tomorrow, uscito già come singolo. Denota una certa freschezza e goiosità in tipico Cranberries style ed effettivamente gira molto bene ed è decisamente “catchy”.

Raining in My Heart è un brano più levigato, suoni più curati circostanziano a dovere il cantato di Dolores per una ballad molto avvolgente, introdotta da una chitarra acustica.

La seguente Losing My Mind è una morbida traccia semi-acustica che evolve poi in una trama più corale da parte della band; il refrain al solito risulta molto immediato e le sonorità ben calibrate.

In ultimo voglio citare Show Me the Way, canzone tipicamente in repertorio Cranberries che a differenza di altre però sprigiona una maggior potenza e, se vogliamo, epicità.

Ci sono altri buoni episodi, come l’opener Conduct e pure Astral Projection ma tutto il lavoro, come ho detto, risente di una sorta di staticità, quasi che la band sia rimasta in ibernazione per questi undici anni.

Nessuno pretende che gli irlandesi si esibiscano in furiose cavalcate metal o dilatate suite in campo progressive ma un certo rinnovamento nelle partiture, ripeto, era augurabile. Così facendo invece l’album sconta una certa monotonia…ma a me loro continuano a piacere, ed anche un sacco.

Ben tornati Cranberries!!

Buon ascolto amici miei….ELISA

 

Commenti (1)

Quando la comicità sposa le lettere

Questo che sto per proporvi è un esempio bellissimo di modernità applicata al classicismo. Questo monologo che state per leggere è un capolavoro, è una sintesi perfetta tra il nostro oggi e la maestosità della nostra antica lingua italiana. Scritto in meravigliose terzine dantesche, questo è il bellissimo monologo di Maurizio Lastrico. Il miglior comico che Zelig abbia mai regalato a noi spettatori.
Lasciatevi trascinare in questa magnifica comicità letteraria.
Chi sarà all’uscio?!
Domenica mattina io smaltisco
La ciucca e
in comitiva saratale.
Lungi ormai è il tunz-et-tù della disco;
Morfeo mi abbraccia e inizio a riposare.
E già sogno, sulle piagge presso
Scilla,
indigene fra loro in limonare.
Ma all’uscio con veemenza un suono
trilla:
mi desto e d’ogne santo sfregio il nome!
Vendetta per lo stolto
che mi sveglia!
CHI E’?! Di qual casata è ‘sto minchione?!
Lo scorgo dal
pertugio in su la porta:
Noo… NOO! Lo geoviano testimone!
Ma è l’alba!
Diva Diana laida! E porca!
Perché la fase REM è sì fugace?!
“Ho la lebbra,
ripassi un’altra volta”.
Ma immobile lo vile adepto tace.
Perché ogni
semana stessa storia?
“Le giuro, c’ho le squame, mi dispiace!”
Parisando
il campanel qual arma impropria
Innesca il bestemmiar del condominio.
Gli apro, e del divan, qual re, s’appropria.
Ed egli a me:”Non scorge
l’abominio?
Lo rantolo morente del pianeta?
Si appressa a lunghi balzi a lei il dimonio!”
“Eh, mi scusi, illustrissimo profeta”,
rispus’io a lui,
con ratto tasto al pube,
“nefasto è il suo parlar, e un po’ m’inquieta”.
E dall’antro di papà s’alluma un lume,
lo nostro teologar l’ha
risvegliato!
Ma l’orecchio paternal non ode scuse:
“Ma mandilo a cagar
‘sto abelinato!”
Che tradotto da genoana lingua
È un dolce invito a
prenderne il comiato.

Commenti

« Pagina precedente« Articoli precedenti « Pagina precedente · Pagina successiva » Articoli successivi »Pagina successiva »